SOGNI A METÀ

SOGNI A METÀ

Uno status tra anima e realtà

“Essere ricchi per vivere d’arte”

Esistono sogni a metà?

Forse esistono sogni realizzati a metà, perché: o si sogna o non si sogna!
E per chi, come me, il  “sogno ha sognato la realtà?”
Mi spiego: Faccio il “Teatrante” da 23 anni circa, diciamo 20 professionalmente, nel senso
che ho iniziato a farne una professione ( andremo in altra sede a definire per me il termine
Teatrante).

Il teatro mi ha assorbito lungo il mio cammino di studi e di vita che andava
verso un’altra direzione.

I miei investimenti, razionalmente, erano lontani dal teatro. E’ così
che il Sogno ha iniziato a sognare me (un prossimo articolo potremmo anche confrontarci
sui vari percorsi).

Intanto esistono ancora persone che alla risposta (della domanda “Che lavoro fai?”) “faccio teatro”,  dopo averti visto lavorare (spettacolo, laboratorio, etc) ti dicono.

“Si, ma di lavoro!”.

Questo accade perché viviamo in Italia ed il concetto di Cultura è molto aleatorio se non in
fase di estinzione. Qui, si è sempre coltivata la cultura del posto fisso, il posto Statale!

In Europa, L’Italia è l’unico paese che non ha mai tutelato gli artisti e non ha mai permesso
o attivato) una politica di sviluppo vero della figura dell’artista, sostenendolo nella ricerca
del lavoro, degli spazi, dei finanziamenti per progetti culturali.

Pensate che ancora oggi, dopo 23 anni, faccio lavori per le amministrazioni e vengo pagato dopo 1 Anno!

…365 giorni, altro che a 30/60 giorni! Questo è uno dei meccanismi perversi che nessuno di
noi dovrebbe accettare.

Come si fa? Cosa si mangia? Non tutti sono bravi a fare “Arte di strada”; unico palco diretto in cui “rischi di essere pagato subito”. Poco o tanto, dipende dalla tua bravura. Ma tutte le altre forme di teatro? Di arte?
A questo si aggiungano gli oneri enpals, SIAE, di mantenimento di impalcatura fiscale se
hai un’Associazione o detieni P.I; insomma, se non sei scritturato da qualcuno a sua volta
finanziato. I finanziamenti esistono, ora un po’ tagliati, ma esistono. Per pochi e soliti.

Provi un gruppo di giovani chiedere alla Regione Piemonte o Comune di Torino, un
contributo o un finanziamento per una rassegna di teatro ragazzi (“Signore, noi diamo già
tutti i nostri fondi ad una struttura che se ne occupa!), provino, un gruppo di compagnie
non finanziate dal SistemaTeatroTorino, chiedere un finanziamento per un progetto sul
territorio; Insomma, provate a chiedere soldi per sostenere la vostra attività di artista, per
un progetto culturale!

Ecco che si dilaga l’attitudine (la necessità!) di fare spettacoli a cappello anche nei locali,
nei teatri, ecco che si va a fare spettacolo per € 50,00 possibilmente in nero o per pochi
soldi, sentendoti rispondere che chiedi troppo (non entriamo in merito dei conti), si fa
spettacolo gratuitamente pur di continuare a “fare Teatro”, si cerca un altro lavoro per
spesarsi quello che prima era il tuo lavoro: inizia la strada verso l’abbandono del mestiere
perché non ti rimane più tempo per fare spettacolo o per dedicarti alle prove come si
dovrebbe.

Arrivi a lavorare, ad incontrarti, una volta la settimana per le prove e se va bene
presenti lo spettacolo, il concerto, una, due volte l’anno.

Il sogno rimane ma è vissuto a metà.

Non diciamoci ipocrisie tra noi attori, teatranti, musicisti, danzatori, registi, maghi, giocolieri
e artisti in genere: chi ha scelto di fare l’artista di mestiere e farne uno stile di vita (perché
è di questo che si tratta), vorrebbe essere famoso, lavorare in condizioni “serene”, buone,
essere riconosciuto per la propria arte, vorrebbe guadagnare il giusto (concetto astratto
e soggettivo) per vivere bene, senza inventarsi mille cose (occupazioni) per continuare a
poter fare il proprio lavoro.

E’ in questo “Spazio – tempo” indefinito dell’anima, in questo moto che ti spinge a
continuare (ostinarti) a proporre la tua arte, la tua forma espressiva, in questo NON
LUOGO, che radica e germoglia “Il sogno a metà”.

L’artista che non è diventato famoso, però apprezzato dal suo pubblico, che ha un riconoscimento, un riscontro positivo del proprio lavoro, rimane sospeso in questo limbo che da soddisfazioni, che a fatica ti fa mangiare, ma non è il sogno nella sua essenza. Continua la strada di ricerca della
realizzazione ed a giorni alterni ci si dice che si è fortunati a fare un lavoro così; a giorni
alterni si è contenti di ciò che si fa e motivati quando si viene apprezzati dal pubblico.

Una carica di motivazione e di autostima che riavvia i motori e la voglia di continuare, la forza
di resistere e credere che quello che si sta facendo sia una missione ed un privilegio; un
mezzo che può diventare anche lotta e protesta.

Il SOGNO A METÀ non è una sconfitta, è uno status di torpore dal quale dobbiamo uscire.
Qualcuno ha iniziato a farlo credendo in alcuni progetti (sempre senza soldi ovviamente!),
qualcuno inizia a parlarne, qualcuno ha abbandonato.

Il mio invito è di continuare a sognare insieme, veramente, e non considerare questa
condizione in cui il nostro paese ci ha relegato, come una condizione normale. Ogni
sogno a metà, in realtà, è un singolo traguardo, un mondo di opportunità non solo per il
sognatore.

Sogniamo ad alta voce tutti e frantumiamo il paradosso che per lavorare (come artisti) si debba essere ricchi.

23 Marzo 2015

Vincenzo Valenti

3 Comments

  • Elisa scrive:

    Leggo l’articolo che trovo con rammarico molto interessante e veritiero, purtroppo in Italia sono poche le cose che vengono valorizzate e promosse nella giusta misura, però costruiamo grattacieli da un mese all’altro nelle città, a Torino nello specifico 2 in poco tempo……
    Giusto ieri mi sono confrontata con un conoscente non Italiano ma proveniente da uno stato Europeo più ricco del nostro sicuro, che mi diceva che loro non hanno ne partita iva ne codice fiscale e che per loro è tutto più facile paghi i tributi per quel che hai lavorato versandoli ad uno sportello bancario.
    Non ne volevo fare una questione ne di soldi ne politica, ma questo per dire che se la burrocrazia fosse più semplice tutto sarebbe più facile.
    Il Sogno di ognuno di noi , di riuscire a raggiungere i propri obbiettivi artistici e professionali non deve mai morire, perchè c’è sempre la speranza di conquistarne l’altra metà .
    Aiutaci tu Vincenzo con la tua Arte e i tuoi spettacoli ad alimentare i sogni.
    Elisa

  • Patrizia scrive:

    Caro Vincenzo, ho letto qualche giorno fa il tuo scritto e chiaramente non ho potuto far altro che condividerne con tutta me stessa il contenuto. Un contenuto sì realistico ma, per come l’ho letto io, anche sottilmente toccante… Che dire…hai detto gia’ tanto tu..anche se con fatica, cerco di inserire un po’ di fiducia e di energia vitale rispetto alla realta’ che ci mette alla prova facendoci sentire a volte felici a volte depressi, incazzati, etc etc. Ultimamente ho dato un’occhiata al decreto valore cultura che avrebbe anche lo scopo di agevolare gli artisti nelle varie pratiche burocratiche ed alleggerire i costi Siae, ne sai qualcosa? Io ne ho parlato con alcuni colleghi ma regna una certa passivita’ su questi aspetti; sarebbe bello condividere le nostre conoscenze in merito anche per capirci qualcosa in piu’. A presto! Patrizia

  • vincenzo scrive:

    Ciao Patrizia, grazie per il tuo commento e scambio. Io dove posso condividere lo faccio. Però, vuoi che tutti si è impegnati alla sopravvivenza, vuoi un po’ di individualismo italiano e umano….alla fine mi ritrovo quello che, al contrario del detto, fa la fine del “Armiamoci …e parto!”, rendendomi conto che chi voleva a parole lottare insieme, al momento di partire si tira indietro.
    Continuerò a scrivere riflessioni di ogni genere, se hai delle tue da condividere , volentieri.
    Mi auguro di vederti presto.
    Riguardo quella questione della SIAE… non so nulla. (Sinceramente Inizio a fregarmene un po’ degli aspetti burocratici di questo genere, non vanno in galera i ladri veri, gli stupratori della società oltre a quelli di persone e gli assassini e devo farmi problemi io che cerco di sopravvivere con ciò che faccio?
    Un abbraccio
    Vincenzo

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